domenica 17 gennaio 2021

Sociologia

La globalizzazione

Il modo in cui gli attori sociali si collocano nello spazio e nel tempo influisce sulle possibilità sociali dei singoli individui e contribuisce a determinare i fenomeni sociali che caratterizzano ogni società umana. Nella società preindustriale l'appartenenza alla comunità locale costituiva la fonte principale di identità e integrazione sociale. Nella società moderna industrializzata prevalgono i grandi centri urbani, dove vivono moltissime persone eterogenee tra loro: i legami sociali sono determinati dalle organizzazioni sociali di appartenenza. Nella città si superano gli ostacoli legati alle distanze spaziali e quindi i limiti delle relazioni sociali tradizionali. Nell'odierna società postindustriale, le nuove possibilità di movimento e comunicazione prospettano un quadro ancora diverso: i rapporti sociali tipicamente urbani si estendono su scala globale, senza aver bisogno dello spazio fisico urbano come contesto in cui realizzarsi. Questo scardinamento dei vincoli spaziali e temporali dell'esistenza umana è alla base della globalizzazione, uno stato di connettività complessa in cui i contatti tra le persone sono resi indipendenti dalle distanze fisiche che li separano. Questa trasformazione ha comportato profonde conseguenze, sia sul piano macrosociologico sia su quello microsociologico, non prive di elementi contraddittori: la società sembra andare verso un'unica società umana globale, ma aumenta la distanza di coloro che rimangono esclusi dal sistema di reti globalizzate e dai suoi benefici.

martedì 12 gennaio 2021

Pedagogia

 Domande a pagina 357 - 368


1.Quali sono gli elementi fondamentali del pensiero di Comte?

Gli elementi fondamentali del pensiero di Comte sono l’idea di progresso, la scienza e il metodo sperimentale, come vie per accedere alla conoscenza e alla verità, e l’evoluzione. 

2.In che modo la teoria dell’evoluzione si lega alla pedagogia?

La teoria dell’evoluzione si lega alla pedagogia in quanto l’educazione cominciò ad essere vista come un fatto naturale da esplorare con i metodi scientifici e si iniziò per questo a parlare di scienza dell’educazione.


1.Perché la pedagogia di Spencer può essere definita evoluzionistica?

La pedagogia di Spencer può essere definita evoluzionistica poiché egli basò l’educazione sulla tesi dell’evoluzione come legge universale non riferibile più solamente al mondo naturale.

2.Su quali caratteristiche si basa la legge dell’evoluzione?

La legge dell’evoluzione si basa su tre caratteristiche: il passaggio da una forma meno coerente a una più coerente, il passaggio dall’omogeneo all’eterogeneo e il passaggio dall’indefinito al definito.

3.Qual è lo scopo dell’educazione secondo Spencer?

Lo scopo principale dell’educazione secondo Spencer è legato alla concezione di uomo naturale, ed è conservare la specie umanaz

4.Perché il filosofo inglese indicò la formazione fisica come primo passo dell’educazione?

Spencer indicò come primo passo dell’educazione la formazione fisica in quanto credeva che la prima condizione di successo fosse essere sani e in una buona condizione fisica.


domenica 10 gennaio 2021

Antropologia

Il mito come pensiero che pensa a se stesso

Tra le interpretazioni antropologiche del mito molto importante è quella di Lévi-Strauss. Egli individua delle unità narrative minime comuni a tutte le culture, i mitemi, che, combinandosi tra loro, cambiano forma e significato in base agli altri mitemi con cui vengono associati. In questo modo il mito è concepito come un pensiero che opera le sue costruzioni non tanto in relazione alla realtà esterna, sociale o storica, ma in modo completamente libero e autonomo, riuscendo così a conciliare quegli aspetti contraddittori dell'esistenza umana e del mondo naturale che non possono essere mediati da alcuna forma di pensiero razionale.

Antropologia


Il mito

Una forma diversa di pensiero è quello mitico: in questo caso il ruolo centrale è svolto dalla credenza in una serie di racconti o narrazioni che spiegano la realtà, in particolar modo attraverso cosmologie e teogonie. Dal punto di vista antropologico sono state poi individuate alcune caratteristiche comuni a tutte le narrazioni mitiche, rispetto alle categorie di spazio e tempo, rispetto ai luoghi e a un’unità originaria, poi infranta. Il mito è comunque sia un atto speculativo sia un racconto pedagogico sia una teoria sociologica sui rapporti tra gruppi sia un sistema di classificazione e spiegazione della realtà. In tutte le culture, per esempio, è presente la figura del trickster, un eroe che agisce in maniera priva di regole morali, sociali o culturali e pone le basi della vita sociale, rompendo però l'unità originaria tra gli esseri.

Antropologia


Il malocchio

Una concezione legata al pensiero magico è quella del malocchio. In questo caso il potere è essenzialmente negativo e risiede in sguardi o gesti ritenuti capaci di danneggiare un individuo, le persone deboli, soprattutto i bambini, o i beni più preziosi e quindi più invidiati. Come protezione contro il malocchio sono spesso usati oggetti magici. Analoga alla credenza nel malocchio è quella nel fatto che certi atti portino sfortuna, e anche in questo caso il pensiero magico ha sviluppato gesti e azioni che possono eliminare la negatività.

Antropologia


La magia

Il pensiero magico consiste nella credenza della magia e nella sua efficacia e rappresenta un modo di comunicare e di conoscere dotato di proprie categorie di pensiero, proprie credenze e procedimenti, come quelli del contagio e dell'imitazione elaborati da James Frazer.

Lo studio della magia come modo di pensare è iniziato nel XIX secolo e i primi antropologi l'hanno interpretata come un residuo del pensiero primitivo o come una scienza ancora imperfetta. Nei decenni successivI si sono avute altre interpretazioni della magia tra cui quella di Malinowski che la concepisce come una forma di pensiero pratico, che serve ad affrontare le situazioni che producono ansia o timore. Diversa è la tesi di De Martino che vede nella magia un residuo arcaico del bisogno dell'uomo di affermare la propria esistenza di fronte all'annientamento e alla morte. Esistono poi delle somiglianze con alcuni aspetti del pensiero religioso: anche in molti culti infatti si crede nel potere di atti, oggetti o formule per influenzare gli eventi.

Antropologia

 Antropologia domande a pagina 223, 228 e 229


1.Quali erano le convinzioni di astrologi e alchimisti riguardo la magia?

Gli astrologi credevano che gli astri avessero un reale influsso sulla vita degli esseri umani, gli alchimisti invece pensavano che certe materie potessero essere combinate in maniera da ottenere metalli miracolosi.

2.Che significato assunse il termine magia nell’Ottocento?

Il termine magia nell’Ottocento indicava un insieme di gesti e formule verbali mediante cui si riteneva di poter influire sul corso degli eventi e sulla natura delle cose.

3.Che cos’è era la magia per Malinowski?

Per Malinowski la magia era uno strumento per affrontare situazioni generatrici di ansia.

4.Che cosa accomuna la credenza nel malocchio a quella della sfortuna, in molte culture?

Ciò che accomuna la credenza nel malocchio a quello della sfortuna è che certi atti, soprattutto i involontari, possano essere all’origine di una serie di eventi negativi e per proteggersi bisogna ricorrere a gesti e formule precise.


1.Quali aspetti caratterizzavano la cosmologia Dogon secondo Griaule?

Secondo Griaule la cosmologia Dogon era caratterizzata da diversi aspetti, quali il carattere di sistematicità e di coerenza e il contenere i miti della creazione.

2.Che cosa si intende per mito? E quali sono le sue caratteristiche?

Per mito si intende il riferimento a eventi primordiali che avrebbero dato origine al mondo e all’aspetto che quest’ultimo possiede attualmente, le sue caratteristiche universali sono: l’assenza delle dimensioni di tempo e spazio, la comunanza di esseri viventi e cose e la tendenza all’antropomorfizzazione.

3.Che ruolo svolge la figura del trickster nelle varie culture?

Il trickster crea, inventa e plasma la realtà così come gli uomini la conoscono e la esperiecono.

4.Qual è la funzione del mito secondo Lévi-Strauss?

Secondo Lévi-Strauss il mito ha la funzione di conciliare gli aspetti contraddittori dell’esistenza umana e del mondo naturale che non possono essere mediati da alcuna forma di pensiero razionale.


Definisci i seguenti concetti:

Contagio: procedimento del pensiero magico secondo cui cose e persone che sono state a contatto conservano il potere di influenzarsi a vicenda anche a distanza, una volta che si sono separate;

Mitema: indica ciascuno dei nuclei narrativi che si possono evidenziare all’interno di un mito, tali che la struttura del mito risulti dalla combinazione di più mitemi;

Trickster: personaggio particolare che incorpora caratteri opposti e contraddittori e capace di plasmare la realtà così come gli uomini la conoscono.

Pedagogia

  La reazione antipositivista e Giovanni Gentile La prima parte del XX secolo è contraddistinta anche da una reazione antipositivista, che s...